Categories
NFL

NFL Draft 2019: le pagelle per ogni team NFC

Spese troppe parole per l’American Football Conference, è arrivato il momento di concentrarsi su quanto fatto in National Football Conference, o se preferite le abbreviazioni, NFC: in AFC non ci sono gli eccentrici Raiders, ma degli altrettanto stravaganti Arizona Cardinals, team che negli ultimi mesi ci ha dimostrato come mai tenerli lontani dai riflettori sia la migliore idea possibile.
Incominciamo?

NFC NORTH

Chicago Bears

Cosa serviva: aiuto in secondaria, aggiungere profondità nella linea d’attacco e qualche skills player.

Com’è andata: David Montgomery, Iowa State, RB (73); Riley Ridley, Georgia, WR (126); Duke Shelley, Kansas State, CB (205); Kerrith White, Florida Atlantic, RB (222); Stephen Denmark, Valdosta State, CB (238).

Analisi: Le ripercussioni della trade che ha portato Mack in Illinois sono hanno fatto sì che la prima scelta di Chicago fosse la numero settantre, utilizzata per dare all’imprevedibile Cohen un nuovo compagno di giochi, David Montgomery: Cohen ha ampiamente dimostrato di poter essere sempre e comunque pericoloso con la palla in mano, ma aspettarsi che un giocatore con il suo fisico riesca a gestire un carico di lavoro da vero runningback sarebbe folle, pertanto mi è piaciuta questa scelta. Ridley al quarto giro è un lampante steal, in quanto Chicago si è garantita un ricevitore in grado di correre ottime tracce e di rendersi pericoloso dalla slot; Shelley ha visto più di duecento giocatori venire selezionati prima di lui principalmente a causa delle sue ridotte dimensioni fisiche che con ogni probabilità porteranno Pagano ad utilizzarlo nella slot. White probabilmente non vedrà molto il campo come runningback, ma il potenziale che offre come returner potrebbe garantirgli qualche opportunità di mettersi in mostra; Denmark avrà bisogno di molto tempo prima di poter essere preso in considerazione, in quanto recentemente ha effettuato la transizione da wide receiver a cornerback: i tratti fisici sono indubbiamente presenti, tutto ciò che gli occorre è tempo ed assistenza da parte del coaching staff.

Voto: 6,5. Draft indubbiamente moncato dalla scarsa quantità di scelte possedute, ma nonostante ciò Chicago è riuscita nei propri intenti: hanno arricchito il backfield, aggiunto un potenziale playmaker come Ridley e dato profondità ad una secondaria che negli ultimi mesi ha perso qualche pezzo. Discreto draft.

https://www.instagram.com/p/BwxrMNVHZ8r/

Detroit Lions

Cosa serviva: tight end, pass rusher ed un cornerback in grado di aiutare Slay.

Com’è andata: T.J. Hockenson, Iowa, TE (8); Jahlani Tavai, Hawaii, LB (43); Will Harris, Boston College, DB (81); Austin Bryant, Clemson, DE (117); Amani Oruwariye, Penn State, CB (146); Travis Fulgham, Old Dominion, WR (184); Ty Johnson, Maryland, RB (186); Isaac Nauta, Georgia, TE (224); P.J. Johnson, Arizona, DT (229).

Analisi: Come facilmente prevedibile, Detroit ha usato la propria scelta al primo round per un tight end: Hockenson è senza dubbio il tight end più completo e pronto a contribuire dell’intero draft, ma vista la mostruosa profondità nella posizione personalmente avrei utilizzato tale scelta per assicurarmi Ed Oliver, il miglior giocatore disponibile in quel momento. Non saprei come spiegarmi Tavai alla quarantatre, in quanto con ogni probabilità sarebbe stato ancora disponibile nei round successivi; buona chiamata quella di Will Harris, in quanto indirizza un bisogno piuttosto palese, anche se pure in questo caso a mio avviso sarebbero riusciti a selezionarlo più tardi. Oruwariye dà loro un cornerback estremamente fisico da schierare “a fianco” di Slay, mentre Bryant offre a Patricia profondità in un reparto che negli ultimi anni è stato troppo spesso inconsistente. Fulgham, Johnson e Nauta credo potranno contribuire -seppur in misura contenuta- fin da subito, poiché lo scorso anno Detroit ha per lunghi tratti schierato uno degli attacchi più asettici della lega: dovranno sicuramente guadagnarseli i loro snap, ma vista la pochezza del reparto offensivo dar loro una chance quanto prima possibile è nel loro miglior interesse.

Voto: 6. Non sono contro il loro operato in quanto posso capirlo, ma a mio avviso si sono lanciati in disperati reach in quattro delle prime cinque scelte: è vero che questa squadra ha delle gravissime lacune mai veramente indirizzate, ma credo anche che non comprendere il valore assoluto delle proprie scelte sia sciocco, in quanto in un draft così profondo potevano sicuramente assicurarsi giocatori più pronti a contribuire da subito.

https://www.instagram.com/p/Bwt5u4qn4Lf/

Green Bay Packers

Cosa serviva: rafforzare la linea d’attacco, mettere Rodgers a proprio agio e ritoccare ulteriormente pass rush e secondaria.

Com’è andata: Rashan Gary, Michigan, OLB (12); Darnell Savage, Maryland, S (21); Elgton Jenkins, Texas A&M, OG (44); Jace Sternberger, Texas A&M, TE (75); Kingsley Keke, Texas A&M, DE (150); Ka’dar Hollman, Toledo, CB (185); Dexter Williams, Notre Dame, RB (194); Ty Summers, TCU, LB (226).

Analisi: Molti analisti hanno bollato le prime due scelte dei Packers come reach, ma proviamo a farci luce: Gary a Michigan non sempre è stato in grado di mettere sul tavolo una produzione che rispecchi il suo talento, ma ciò non preclude la possibilità che in NFL trovi la consistenza necessaria per aiutare l’intero reparto a compiere il definitivo salto di qualità. Per quanto riguarda Savage, forse potevano garantirselo un po’ dopo, ma è indubbio che la sua fisicità e velocità aiuteranno fin da subito una difesa completamente rivoluzionata in questi ultimi mesi. Jenkins è un ottimo pass blocker che renderà indubbiamente la vita più facile a Rodgers, ed esserselo assicurati con la quarantaquattro rappresenta un ottimo value; Sternberger non è sicuramente il tight end più imponente del draft, ma la sua produzione collegiale potrebbe garantirgli un buon numero di snap più prima che poi, considerata anche l’insofferenza sviluppata verso Graham dopo un primo anno assolutamente deludente. Keke alla centocinquanta è uno steal, in quanto garantirsi un potenziale titolare così avanti nel draft è un qualcosa definibile solamente utilizzando questa etichetta; Hollman e Summers dovranno lottare ardentemente per garantirsi un posto nel roster, poiché negli ultimi anni il front office dei Packers ha aggiunto quanti più defensive back possibile, mentre Dexter Williams offre intrigante potenziale da big play in una posizione in cui Jones al momento sembra destinato a ricevere la quasi totalità degli snap.

Voto: 7,5. Buon draft quello dei Packers, che pure in quest’occasione hanno compiuto decisi sforzi nel tentativo disperato di migliorare la tanto discussa difesa: nel mentre sono pure riusciti ad aggiungere un potenziale punto fermo nella linea d’attacco per il futuro prossimo. Dovranno dimostrarsi in grado di giustificare l’entusiasmo, ma se non altro non possono rimproverarsi la mancanza di sforzo.

https://www.instagram.com/p/Bwx0OH-BCXs/

Minnesota Vikings

Cosa serviva: mettere Cousins in condizione di lanciare il pallone senza temere per la propria vita.

Com’è andata: Garrett Bradbury, N.C. State, C (18); Irv Smith, Alabama, TE (50); Alexander Mattison, Boise State, RB (102); Dru Samia, Oklahoma, OG (114); Cameron Smith, USC, LB (162); Armon Watts, Arkansas, DT (190); Marcus Epps, Wyoming, S (191); Oli Udoh, Elon, OT (193); Kris Boyd, Texas, CB (217); Dillon Mitchell, Oregon, WR (239); Olabisi Johnson, Colorado State, WR (247); Austin Cutting, Air Force, LS (250).

Analisi: Bradbury è senza ombra di dubbio predestinato ad una maglia da titolare fin da subito, in quanto secondo molti analisti l’ex N.C. State è uno dei migliori centri usciti dal draft negli ultimi anni. Irv Smith probabilmente andrà a rimpiazzare l’attempato Rudolph e potrà rendersi utile anche in run blocking; Mattison è un’ottima polizza assicurativa per Dalvin Cook, runningback tanto fragile quanto talentuoso, mentre Samia grazie alla propria fisicità e rabbia agonistica potrebbe calcare il campo in tempi relativamente brevi. Smith è un ottimo run defender, Watts può risultare piuttosto efficace nel portare pressione dall’interno ed Epps è un safety vecchia scuola che non ha timore di sacrificare il proprio corpo in nome di una big hit: tutti loro probabilmente non riceveranno fin da subito un numero considerevole di snaps, ma avranno l’opportunità di imparare da alcuni dei migliori nel ruolo. Johnson ha tutte le carte in regola per trasformarsi in steal, mentre Mitchell avrà bisogno di tempo per trasformarsi in un ricevitore completo, ma la sua abilità nel generare yards con la palla in mano potrebbe spingere Minnesota a dargli un posto nel roster.

Voto: 7,5. Missione compiuta: l’obiettivo era quello di mettere Cousins in condizione di arrivare ai quarant’anni e questo draft è stato modellato proprio intorno a questa idea. Oramai l’investimento è stato fatto, pertanto metterlo nelle migliori condizioni possibili per onorare il proprio contrattone è stata senza dubbio la scelta più saggia: nel mentre, però, hanno anche dato profondità ad un reparto difensivo che sta inesorabilmente invecchiando.

https://www.instagram.com/p/Bwx4KrxHLfv/

NFC EAST

Dallas Cowboys

Cosa serviva: un tight end, rafforzare entrambe le linee ed aggiungere ulteriore profondità in secondaria.

Com’è andata: Trysten Hill, UCF, DT (58); Connor McGovern, Penn State, OG (90); Tony Pollard, Memphis, RB (128); Michael Jackson, Miami, CB (158); Joe Jackson, Miami, DE (165); Donovan Wilson, Texas A&M, S (213); Mike Weber, Ohio State, RB (218); Jalen Jelks, Oregon, EDGE (241).

Analisi: Trysten Hill andrà a rimpiazzare il recentemente ritirato Irving: esplosività e primo passo sono le sue armi migliori e con ogni probabilità saprà contribuire fin da subito. McGovern potrebbe essere la risposta all’annoso problema della guardia sinistra e credo avrà modo di mettersi in mostra fin da subito; Pollard e Weber sono due runningback che hanno fatto dell’elusività il proprio tratto distintivo e Pollard nello specifico potrebbe quasi essere visto come slot receiver piuttosto che vero e proprio runningback, in quanto è partito dalla slot nel 70% degli snap giocati lo scorso anno. Michael Jackson -che come Michael Jordan lo si trova in ogni draft- è un cornerback estremamente fisico che rappresenta una polizza assicurativa nel caso di dipartita di Byron Jones durante la prossima free agency, mentre Joe Jackson è un pass rusher criminalmente sottovalutato in grado di arrivare al quarterback con discreta regolarità. Wilson è un safety estremamente fisico che saprà assicurarsi un posto nel roster grazie al contributo negli special teams ed alla sua carismatica personalità.

Voto: 7+. Discreto draft pure quello dei Cowboys, che si sono garantiti due possibili contributori immediati in Hill e McGovern. L’importanza degli altri giocatori selezionati probabilmente la scopriremo solo fra un paio di anni, ma ciò non basta per abbassare una valutazione che ha perso qualche punto per la mancata selezione di un tight end.

https://www.instagram.com/p/Bwx9TeAAhrj/

New York Giants

Cosa serviva: forse tutto, forse niente. Chiedete a Gettleman per maggiori informazioni.

Com’è andata: Daniel Jones, Duke, QB (6); Dexter Lawrence, Clemson, DT (17); Deandre Baker, Georgia, CB (30); Oshane Ximines, Old Dominion, DE (95); Julian Love, Notre Dame, CB (108); Ryan Connelly, Wisconsin, LB (143); Darius Slayton, Auburn, WR (171); Corey Ballentine, Washburn, CB (180); George Asafo-Adjei, Kentucky, OT (232); Chris Slayton, Syracuse, DT (245).

Analisi: Non ho intenzione di perdermi in analisi troppo approfondite, a volte less is more: Daniel Jones alla sei è un errore, un gravissimo errore, in quanto utilizzare una scelta così alta per un giocatore che probabilmente dovrà aspettare tre anni prima di portare il suo contributo alla causa è una clamorosa sciocchezza, aggravata dal fatto che con tale scelta avrebbero potuto garantirsi Allen. Lawrence va di fatto a ricoprire l’immensa lacuna creatasi con la dipartita di Snack Harrison, mentre Baker va ad aiutare in una posizione di assoluto bisogno e, stranamente, non è etichettabile come reach. Ximines e Love sono state due scelte che mi sono piaciute, in quanto il primo è un pass rusher schematicamente adeguato ai piani di Bettcher, mentre il secondo è un cornerback estremamente difficile da battere soprattutto con la palla in aria: doveva essere selezionato molto prima. Ballentine rende al meglio in copertura a uomo; Slayton e Asafo-Adjei potrebbero vedere il campo anche da rookie, in quanto entrambi hanno il potenziale e le abilità per rendersi utili fin da subito.

Voto: 5,5. Non riesco a metabolizzare la decisione di prendere Jones con la sesta scelta assoluta: ecco a voi spiegata la rara insufficienza.

https://www.instagram.com/p/BwxsMFyBhOx/

Philadelphia Eagles

Cosa serviva: individuare il successore di Peters, aiuto in secondaria, pass rusher ed un vero runningback one.

Com’è andata: Andre Dillard, Washington State, OT (22); Miles Sanders, Penn State, RB (53); J.J. Arcega-Whiteside, Stanford, WR (57); Shareef Miller, Penn State, DE (138); Clayton Thorson, Northwestern, QB (167).

Analisi: Dillard con ogni probabilità era il miglior tackle disponibile lo scorso fine di settimana e Philadelphia si è di fatto garantita il successore al sempre eccellente ma non eterno Jason Peters: pochi altri giocatori si sono dimostrati altrettanto efficaci nel pass blocking e la coppia del futuro Dillard-Johnson potrebbe essere definita come il miglior duo di tackle della lega. Ottima scelta quella di prendere Miles Sanders, runningback che credo abbia distrutto ogni speranza di Jordan Howard di ricevere la maggioranza delle portate: se riuscirà a ridurre i fumble potrebbe ritagliarsi uno spazio importante fin da subito. Eccellente Arcega-Whiteside alla cinquantasette, in quanto pochi ricevitori sono altrettanto efficaci nel vincere le cosiddette fifty-fifty jump-ball: come nel caso di Sanders, credo che gli saranno date diverse opportunità di mettersi in mostra fin da subito. Miller, anche se avrà bisogno di tempo, è un project player che possiede tratti fisici ed atletismo necessari per trasformarsi in un pass rusher da dieci sack costanti, mentre selezionare un quarterback era fondamentale, vista la dipartita di Foles.

Voto: 8. Poche scelte ma mirate e di qualità: ottimo draft quello degli Eagles, che sono riusciti ad indirizzare i principali bisogni mettendo le mani su giocatori che probabilmente sapranno rendersi utili alla causa fin da subito. Ho personalmente amato le scelte di Sanders ed Arcega-Whiteside.

https://www.instagram.com/p/BwzlSjaFz6J/

Washington Redskins

Cosa serviva: quarterback del futuro -e presente-, ricevitori e pass rusher.

Com’è andata: Dwayne Haskins, Ohio State, QB (15); Montez Sweat, Mississippi State, OLB (26); Terry McLaurin, Ohio State, WR (76); Bryce Love, Stanford, RB (112); Wes Martin, Indiana, OG (131); Ross Pierschbacher, Alabama, C (153); Cole Holcomb, North Carolina, LB (173); Kelvin Harmon, North Carolina State, WR (206); Jimmy Moreland, James Madison, CB (227); Jordan Brailford, Oklahoma, EDGE (253).

Analisi: Haskins, il quarterback più pro-ready -a mio avviso- del draft, alla quindici indubbiamente alzerà la loro valutazione, in quanto Washington è riuscita ad indirizzare un problema che tormentava il loro presente e futuro: regalargli pure McLaurin, compagno di squadra al college, dà a Washington un pericoloso deep threat con già ottima intesa con il proprio quarterback titolare. Sweat, problemi cardiaci permettendo, potenzia immediatamente il pass rush in quanto pochi prospetti disponibili erano in grado di arrivare al quarterback avversario con altrettanta consistenza. Love dà a Gruden un’altra interessante opzione in un backfield che zitto zitto si è trasformato in uno dei più profondi della lega; Martin e Pierschbacher garantiscono profondità in un reparto negli ultimi anni martoriato da infortuni ed ovvia instabilità. Holcomb, Moreland e Brailford migliorano profondità e qualità del reparto difensivo e personalmente sono curioso di vedere cosa sia in grado di fare Moreland in NFL: la ragione per cui è stato selezionato così tardi è la statura, ma in questi anni ha dimostrato di possedere un fiuto per l’ovale più da ricevitore che da defensive back. Harmon alla 206? Potenziale steal.

Voto: 9. In assoluto il mio draft preferito: Washington si è garantita giocatori attorno al quale costruire una vera e propria contender. Sono riusciti ad ottenere esattamente ciò che volevano senza mai sacrificare nulla ed un paio di scelte nei round tardivi potrebbero, tra qualche anno, essere visti come autentici steal: la strada per il successo è ancora lunga ed impervia, ma questo draft sembra averli incanalati sui binari, finalmente, giusti.

https://www.instagram.com/p/BwvFK41jGAS/

NFC WEST

Arizona Cardinals

Cosa serviva: un po’ di chiarezza ed in generale, tutto.

Com’è andata: Kyler Murray, Oklahoma, QB (1); Byron Murphy, Washington, CB (33); Andy Isabella, Massachusetts, WR (62); Zach Allen, Boston College, DE, (65); Hakeem Butler, Iowa State, WR (103); Deionte Thompson, Alabama, S (139); Keesean Johnson, Fresno State, WR (174); Lamont Gaillard, Georgia, C (179); Joshua Miles, Morgan State, OT (248); Michael Dogbe, Temple, DT (249); Caleb Wilson, UCLA, TE (254).

Analisi: Sistemata -con poca classe, ma andiamo oltre- la questione Rosen, Arizona ha garantito a Kingsbury tutto il necessario per costruire il proprio attacco dei sogni: Murray è un playmaker in grado di cambiare l’esito di una partita -e di un’intera organizzazione- tanto con le braccia quanto con le gambe ed i dubbi sul suo conto a causa della statura credo che fra qualche anno ci procureranno grasse risate. Isabella e Butler erano due dei migliori ricevitori disponibili: il primo fornisce a Murray un deep threat in grado di macinare yards after catch mentre il secondo un ricevitore fisico e completo che se in grado di risolvere i problemi di drop potrebbe trasformarsi in un gigantesco steal. Murphy, agli occhi di molti il miglior cornerback disponibile, al secondo giro è un altro affare anche perché può risolvere definitivamente la perenne ricerca di un compagno di merende per Patrick Peterson, la cui vita sarà resa più facile anche dall’innesto di Thompson, safety che doveva essere selezionato ben prima che alla centotrentanove. Zach Allen è un ottimo run defender che sta sempre più migliorando come pass rusher e che potrebbe formare con Jones un prodigioso duo; Johnson e Wilson potranno essere utilizzati da Kingsbury in svariati modi e rimpolpano ulteriormente un corpo ricevitori uscito immensamente potenziato dal draft, mentre Gaillard e Miles potrebbero aver modo di vedere il campo fin da subito in quanto la linea offensiva dei Cardinals è fra le peggiori in assoluto della lega.

Voto: 8+. Kingsbury ha ottenuto esattamente ciò che voleva, ed ora tocca a lui dimostrare di essere in grado di orchestrare un attacco ricolmo di potenziale. Personalmente avrei indirizzato con più decisione la linea d’attacco, reparto assolutamente putrido lo scorso anno, ma tutto sommato ciò non può oscurare quanto di buono fatto: potrebbe essere divertente vederli giocare.

https://www.instagram.com/p/BwvA_awA_j7/

Los Angeles Rams

Cosa serviva: rimpolpare ulteriormente il pass rush, migliorare la secondaria ed individuare il post Whitworth.

Com’è andata: Taylor Rapp, Washington, S (61); Darrell Henderson, Memphis, RB (70); David Long, Michigan, CB (79); Bobby Evans, Oklahoma, OG (97); Greg Gaines, Washington, DT (134); David Edwards, Wisconsin, T (169); Nick Scott, Penn State, S (243); Dakota Allen, Texas Tech, LB (251).

Analisi: Rapp andrà a rimpiazzare il dipartito Joyner e con Weddle formerà un tandem di safety non particolarmente atletico, ma estremamente cerebrale ed in grado di arrivare al pallone con buona continuità. Interessantissima la selezione di Henderson con la numero settanta: che l’era Gurley sia vicina ad una precoce conclusione? Buona scelta quella di David Long alla settantanove: il ragazzo ha concesso solamente 18 ricezioni in tutta la sua carriera universitaria, e credo vedrà il campo fin da subito. Evans ed Edwards vanno a migliorare la profondità di una buonissima linea d’attacco ed Evans in particolare sembra destinato a sostituire Whitworth una volta che l’ex Bengals appenderà gli scarpini al chiodo: nel mentre può svezzarsi come guardia, ruolo in cui la dipartita di Saffold ha creato una lacuna. Gaines è un nose tackle che guadagnerà il pane grazie alla difesa sulla corsa, in quanto offre poco per quanto riguarda il pass rush. Nick Scott e Dakota Allen -star di Last Chance U- danno ulteriore profondità al reparto difensivo e probabilmente i loro primi snap li giocheranno negli special teams.

Voto: 7. Sono riusciti ad indirizzare la maggior parte dei bisogni e nel mentre hanno aggiunto profondità in posizioni piuttosto delicate: Los Angeles vuole vincere ora, pertanto i vari Rapp e Long dovranno riuscire a contribuire fin da subito. Draft non spettacolare ma solido, ed a volte ciò basta ed avanza ad una contender.

https://www.instagram.com/p/BwyPMr2A6TD/

San Francisco 49ers

Cosa serviva: rinforzare la secondaria e mettere Garoppolo in condizione di rendere al meglio.

Com’è andata: Nick Bosa, Ohio State, DE (2); Deebo Samuel, South Carolina, WR (36); Jalen Hurd, Baylor, WR (67); Mitch Wishnowsky, Utah, P (110); Dre Greenlaw, Arkansas, LB (148); Kaden Smith, Stanford, TE (176); Justin Skule, Vanderbilt, OT (183); Tim Harris, Virginia, CB (198).

Analisi: Aggiungere il miglior giocatore al draft e nel mentre rendere la propria linea difensiva una delle più profonde, giovani e spaventose della lega deve per forza di cose valere un buonissimo voto al lavoro di San Francisco: Bosa permette all’intera difesa di compiere un salto di qualità che li renderà indubbiamente più competitivi fin da subito. Samuel e Hurd probabilmente riceveranno numerosi snap fin da subito, in quanto l’abilità di Samuel nel correre tracce e nel macinare yards after catch aiuterà sicuramente Garoppolo, mentre Hurd -ex runningback- dovrà levigare alcuni aspetti del proprio gioco prima di poter guadagnare la fiducia di Jimmy-G. Harris e Greenlaw danno dinamicità e profondità alla parte posteriore del loro reparto difensivo, e personalmente credo che Harris alla 198 sia un’ottima value pick, mentre Smith e Skule per il momento dovranno accontentarsi di un ruolo da backup. Ho volontariamente saltato Wishnowsky, in quanto selezionare un punter con una scelta così alta a mio avviso non ha alcun senso, ma occorre ricordare che lo scorso anno i Seahawks con una mossa analoga si garantirono un First Team All-Pro in Dickson.

Voto: 7,5. Avrei voluto dar loro un otto tondo tondo, ma gettare alle ortiche una scelta così alta per un punter non mi ha lasciato altra scelta. San Francisco esce da questo draft assolutamente potenziata e rifornita ed a questo punto attendersi una qualificazione ai playoff ha decisamente senso: nonostante le loro ultime stagioni siano state clamorosi insuccessi principalmente a causa di continui infortuni e sfortuna generale, Shanahan sa che il tempo stringe.

https://www.instagram.com/p/Bw5fr9-Bibe/

Seattle Seahawks

Cosa serviva: pass rusher, ampliare l’arsenale di Wilson ed aiuto di qualsiasi genere in secondaria.

Com’è andata: L.J. Collier, TCU, DE (29); Marquise Blair, Utah, DB (47); D.K. Metcalf, Mississippi, WR (64); Cody Barton, Utah, LB (88); Gary Jennings, West Virginia, WR (120); Phil Haynes, Wake Forest, OG (124); Ugo Amadi, Oregon, CB (132); Ben Burr-Kirven, Washington, LB (142); Travis Homer, Miami, RB (204); Demarcus Christmas, Florida State, DT (209), John Ursua, Hawaii, WR (236).

Analisi: Collier va di fatto a prendere il posto del recentemente tradato Clark, e la sua efficacia sia in difesa sulle corse che sul pass rush aiuterà Carroll a non sentire la mancanza del talentuoso defensive end spedito a Kansas City. Le voci di un imminente ritiro di Baldwin hanno spinto il front office ad investire pesantemente sui ricevitori: Seattle ha infatti selezionato l’iper-fisico Metcalf, il solido ed affidabile Jennings e l’intrigante Ursua, giocatore che avrà bisogno di molto allenamento prima di poter calcare il campo. L’atletismo e l’intelligenza di Barton potrebbero valergli una maglia da titolare fin da subito: lo stesso destino potrebbe essere riservato a Marquise Blair, il sostituto designato di Earl Thomas. Haynes dà profondità ad un’immensamente migliorata linea d’attacco, mentre Burr-Kirven potrebbe ritagliarsi uno spazio importante già da rookie grazie alla propria brillantezza in copertura. Homer e Christmas al momento non sembrano avere un ruolo ben preciso all’interno della squadra, ma nel caso di Homer siete ben consci di quanto a Carroll piaccia alternare più runningback durante il corso della partita.

Voto: 7. Draft solido nel quale Seattle ha voluto giustificare l’ingente sforzo economico appena compiuto per rinnovare Wilson: Metcalf ha tutte le carte in regola per trasformarsi in un WR1 ed in una macchina da touchdown, mentre le scelte fatte sul versante difensivo donano della sempre apprezzabile velocità ad un reparto reduce da una dolorosa e rumorosa metamorfosi.

https://www.instagram.com/p/BwveUd1BSHx/

NFC SOUTH

Atlanta Falcons

Cosa serviva: pass rusher, aiuto a Jarrett e rafforzare la secondaria, senza dimenticare di aggiungere talento e competizione nella linea d’attacco.

Com’è andata: Chris Lindstrom, Boston College, OG (14); Kaleb McGary, Washington, OT (31); Kendall Sheffield, Ohio State, CB (111); John Cominsky, Charleston, DE (135); Qadree Ollison, Pittsburgh, RB (152); Jordan Miller, Washington, CB (172); Marcus Green, Louisiana-Monroe, WR (203).

Analisi: Lo scorso anno, oltre ad una miriade d’infortuni in difesa, ad affossare costantemente i Falcons ci ha pensato una linea d’attacco che ha concesso ben 42 sack: nonostante molti vedessero un rafforzamento del front seven come necessità primaria, è chiaro che gli innesti di Lindstorm e McGary aiuteranno immediatamente un reparto offensivo che per anni è stato in grado -da solo- di decidere le fortune dell’intera squadra. Sheffield è ancora troppo grezzo per poter essere visto come titolare, ma probabilmente la mancanza d’alternative potrebbe costringere Atlanta a fargli assaggiare il campo più prima che poi; Cominsky possiede sicuramente talento e tratti fisici adeguati per avere successo in NFL, ma dietro il suo scivolone fino alla 135 troviamo le preoccupazioni causate dalla scarsa competizione incontrata a livello collegiale. Ollison e Green dovranno trovare un modo per ritagliarsi uno spazio consistente in un attacco che seppur non brillante come qualche anno fa rimane profondo e sempre temibile, mentre se Miller ritroverà la forma di qualche anno fa potrebbe rivelarsi un’ottima value pick.

Voto: 6,5. Mi sono piaciute le mosse indirizzate a migliorare la linea d’attacco, ma Atlanta aveva il disperato bisogno di garantirsi un defensive tackle -e pure un paio di pass rusher- in grado di dare manforte al povero Jarrett: ignorare completamente tale necessità a mio avviso si rivelerà un errore che Atlanta pagherà a caro prezzo. In una division di matrice offensiva come la NFC South non riuscire ad applicare pressione al quarterback avversario può costare veramente caro, anche quando l’attacco riesce a mettere a segno più di trenta punti.

https://www.instagram.com/p/BwzRhblnfmU/

Carolina Panthers

Cosa serviva: pass rusher, aiuto lungo tutta la linea d’attacco ed aiuto in secondaria… e magari qualche ricevitore di possesso!

Com’è andata: Brian Burns, Florida State, DE (16); Greg Little, Mississippi, OT (37); Will Grier, West Virginia, QB (100); Christian Miller, Alabama, DE (115); Jordan Scarlett, Florida, RB (154); Dennis Daley, South Carolina, OT (212); Terry Godwin, Georgia, WR (237).

Analisi: Serviva disperatamente un pass rusher e Carolina si è assicurata uno dei migliori disponibili selezionando Brian Burns con la scelta numero sedici: generatore costante di pressione, Burns sarà un immediato titolare sul cui groppone saranno caricate forse troppe responsabilità. Gregg Little è un ottimo pass blocker e renderà la vita immensamente più facile, fin da subito, a Newton o chi per lui: Grier con la centesima scelta dà a Rivera un’intrigante alternativa nello sciagurato caso in cui Newton dovesse perdere partite la prossima stagione. Se Miller riuscirà a rimanere sano Carolina si sarà assicurata un buon pass rusher da schierare con Burns. Problemi fuori dal campo hanno reso Scarlett protagonista di uno scivolone fermato proprio dai Panthers, che si sono garantiti una buonissima alternativa allo stakanovista McCaffrey; Godwin e Daley potranno dir la loro pressoché subito, anche se vista la posizione in cui sono stati selezionati un posto nel roster è tutt’altro che garantito.

Voto: 7,5. Sono riusciti ad indirizzare bisogni urgenti garantendosi due contributori immediati come Burns e Little: ho apprezzato la scelta di Grier, in quanto date le condizioni fisiche di Newton avere un piano B era indispensabile, anche se personalmente avrei investito di più su skills player attorno a SuperMan, in quanto manca un ricevitore in grado di ricevere consistentemente palloni nel traffico.

https://www.instagram.com/p/BwtC5lWH7gv/

New Orleans Saints

Cosa serviva: mettere Brees in posizione di ottimizzare gli ultimissimi anni di carriera ed aiuto in secondaria.

Com’è andata: Erik McCoy, Texas A&M, C (48); Chauncey Gardner-Johnson, Florida, S (105); Saquan Hampton, Rutgers, S (177); Alize Mack, Notre Dame, TE (231); Kaden Elliss, Idaho, LB (244).

Analisi: La priorità dei Saints era quella di rimpiazzare il recentemente ritirato Max Unger, “capo” di una linea d’attacco che ha consistentemente permesso a Brees ed al running game di mettere insieme numeri da Madden: credevo McCoy venisse selezionato al primo round, invece fortunatamente per i Saints così non è andata e sono stati in grado di garantirsi un centro in grado di giocare titolare già da settembre. Gardner-Johnson alla centocinque è un esempio di value pick, in quanto la sua versatilità permetterà a Dennis Allen di usarlo in svariati modi, mentre Hampton e Elliss per il momento altro non servono che a garantire profondità all’intero reparto difensivo: la natura ibrida di Elliss, come nel caso di Gardner-Johnson, gli permetterà probabilmente di tastare il campo con consistenza già da rookie. Mack darà il suo contributo quasi esclusivamente come ricevitore in quanto troppo spesso si è rivelato inadeguato nel run blocking.

Voto: 7-. Poche scelte, ma almeno due di qualità: McCoy e Gardner-Johnson contribuiranno fin da subito in posizione di assoluto bisogno. Resta da vedere se l’aver sacrificato la scelta al primo giro per l’acerbo Davenport ricompenserà l’ingente sforzo fatto.

https://www.instagram.com/p/Bw20_73BQU-/

Tampa Bay Buccaneers

Cosa serviva: qualsiasi genere di aiuto in difesa.

Com’è andata: Devin White, LSU, LB (5); Sean Bunting, Central Michigan, DB (39); Jamel Dean, Auburn, CB (94); Mike Edwards, Kentucky, S (99); Anthony Nelson, Iowa, OLB (107); Matt Gay, Utah, K (145); Scott Miller, Bowling Green, WR (208); Terry Beckner Jr., Missouri, DT (215).

Analisi: Qualcuno può storcere il naso davanti alla decisione di selezionare un inside linebacker con la quinta scelta assoluta, ma White affiancato a David dà ai Bucs un corpo linebacker dinamico ed estremamente moderno: solo il tempo riuscirà a dirci se esser passati oltre il portentoso Allen si rivelerà una buona scelta. Bunting potrebbe diventare un buon cornerback, ma personalmente credo ci fossero alternative migliori alla numero trentanove; Dean è un cornerback spaventosamente fisicato che ad una prima occhiata potrebbe essere tranquillamente scambiato per un linebacker, anche se una volta visto in azione uno non può che rimanere impressionato dal suo sovrumano atletismo. Edwards e Nelson avranno la possibilità di competere immediatamente per una maglia da titolare: Nelson in particolar modo è un giocatore che ha dimostrato di poter produrre con consistenza. Beckner è un mostro in grado di tenere occupati contemporaneamente due offensive lineman, mentre Miller potrebbe essere visto come l’immediato rimpiazzo di Adam Humphries. Non mi esprimo sul kicker Gay alla 145, in quanto sopra Tampa Bay sembra aleggiare una maledizione in grado di deragliare la carriera di qualsiasi kicker.

Voto: 7. Ho apprezzato infinitamente il fatto che Arians, allenatore di matrice offensiva, abbia deciso di dedicare tutte e cinque le sue prime scelte ad un reparto difensivo costantemente inetto: servirà tempo per capire se White con la quinta scelta assoluta sia un reach, ma è innegabile che vista la dipartita di Alexander Tampa Bay avesse bisogno di un sostituto da gettare immediatamente nella mischia e, a mio avviso, sono riusciti a compiere un salto di qualità.

https://www.instagram.com/p/BwsyozsFa48/

 

Categories
NFL

NFL Draft 2019: le pagelle per ogni team AFC

Dilungarsi in ampollosi preamboli oggi non ha alcun senso, in quanto in questi giorni andremo ad analizzare ogni singola -circa- scelta del draft appena concluso: il 2019 è ufficialmente iniziato, i roster hanno iniziato a prendere una forma più definita e per la prima volta da metà marzo abbiamo tanto, forse troppo, di cui parlare.
Iniziamo immediatamente questa maratona partendo come sempre da quanto fatto dai sedici team AFC e, nei prossimi giorni, ci concentreremo sulla NFC.
Facciamo luce.

AFC NORTH

Baltimore Ravens

Cosa serviva: più ricevitori, pass rusher, rinforzi lungo tutta la linea d’attacco ed aggiungere profondità al corpo linebacker.

Com’è andata: Marquise Brown, Oklahoma, WR (25); Jaylon Ferguson, Louisiana Tech, OLB (85); Miles Boykin, Notre Dame, WR (93); Justice Hill, Oklahoma State, RB (113); Ben Powers, Oklahoma, OG (123); Iman Marshall, USC, CB (127); Daylon Mack, Texas A&M, DT (160); Trace McSorley, Penn State, QB (197).

Analisi: Qual era l’obiettivo principale dei Ravens in questo draft? Mettere Lamar Jackson in condizione di crescere come passer, ed a mio avviso l’aggiunta di Hollywood Brown lo aiuterà immensamente nel suo percorso di crescita: Brown è una macchina da yards after catch, una costante minaccia alla quale bisogna mettere solamente il pallone in mano per causare veri e propri disastri. Ferguson probabilmente avrà bisogno di tempo ed allenamento per diventare consistentemente efficace in NFL, ma Baltimore negli anni ha dimostrato di essere assolutamente in grado di sviluppare questo genere di talenti; ottima presa quella di Boykin, altro giocatore che se allenato al meglio possiede ogni tratto desiderabile in un WR1: per ora immagino saprà rendersi utile in red zone. Justice Hill è quel runningback che ogni volta che tocca l’ovale può mettere a segno un touchdown da 80 yards; Mack e Powers danno profondità a reparti nei quali fra qualche anno potrebbero giocare titolari, mentre Iman Marshall se sarà in grado di eliminare penalità e rendere più fluidi i propri movimenti potrebbe trasformarsi nel compagno di scorribande di Humphrey per il futuro. McSorley può essere visto come una mini-polizza assicurativa per Jackson, in quanto ciò che offre è molto simile a ciò che ha spinto Baltimore ad affidare il proprio futuro all’ex Louisville.

Voto: 8. Ottimo draft il primo di DeCosta: l’obiettivo era quello di adattare il reparto offensivo alle abilità di Jackson e di metterlo in grado di progredire come quarterback, e sicuramente non si può dire che non abbia fatto il possibile per riuscire in tale intento. Ci sono punti interrogativi, ma con un pizzico di fortuna Baltimore potrebbe schierare uno degli attacchi più esplosivi ed atletici della lega.

https://www.instagram.com/p/BwxeXFaBCQN/

Cincinnati Bengals

Cosa serviva: portare avanti la massiccia ristrutturazione della linea d’attacco, linebacker e tight end.

Com’è andata: Jonah Williams, Alabama, OT (11); Drew Sample, Washington, TE (52); Germaine Pritt, N.C. State, LB (72); Ryan Finley, N.C. State, QB (104); Renell Wren, Arizona State, DT (125); Michael Jordan, Ohio State, C (136); Trayveon Williams, Texas A&M, RB (182); Deshaun Davis, Auburn, LB (210); Rodney Anderson, Oklahoma, RB (211); Jordan Brown, South Dakota State, CB (223).

Analisi: Spendere una scelta al primo round per un offensive lineman magari non esalterà la maggioranza dei tifosi, ma un tackle affidabile era ciò di cui Cincinnati aveva realmente bisogno: Williams ha mezzi atletici e cerebrali per essere un day one starter. Sample, da molti visto come uno dei tight end più completi disponibili lo scorso weekend, aiuterà immediatamente Cincinnati in entrambe le fasi offensive, anche se forse sarebbe stato disponibile anche qualche round dopo. Pratt andrà immediatamente a colmare il vuoto lasciato da Burfict e con ogni probabilità saprà gestire relativamente bene le pesanti responsabilità che gli saranno lanciate suo malgrado addosso. Finley al quarto giro è un colpaccio e credo che con ogni probabilità Taylor farà il possibile per trasformarlo nel quarterback del futuro: servirà tempo. Se Wren riuscirà a trovare consistenza, troverà pure una maglia da titolare più prima che poi e lo stesso discorso si può fare per Michael Jordan -lo troviamo ogni anno un Michael Jordan al draft-, centro che avrà bisogno di tempo non solo per acclimatarsi alla NFL, ma pure ad una posizione della quale deve ancora imparare parecchie cose. Brown in molti big board era dato come giocatore top 150 il quale scivolone fino al settimo round si può spiegare guardando il nome del college da cui proviene: purtroppo anche nel 2019 si tende a sopravvalutare “la competitività della division”.

Voto: 7,5. Missione -sulla carta- compiuta, Cincinnati è riuscita bene o male a soddisfare ogni bisogno: c’è il quarterback “del futuro”, ci sono gli indispensabili miglioramenti nella linea d’attacco, c’è il tight end e c’è pure un linebacker. Le rifondazioni sono un processo lungo e spesso doloroso e Cincinnati ha chiaramente bisogno di tempo e pazienza, ma la strada intrapresa sembra quella giusta.

https://www.instagram.com/p/BwumeTqBIir/

Cleveland Browns

Cosa serviva: aggiungere profondità in secondaria, rafforzare il centro della linea difensiva e migliorare ancora la linea offensiva.

Com’è andata: Greedy Williams, LSU, CB (46); Sione Takitaki, BYU, LB (80); Sheldrick Redwine, Miami, S (119); Mack Wilson, Alabama, LB (155); Austin Selbert, Oklahoma, K (170); Drew Forbes, Southeast Missouri, OG (189); Donnie Lewis, Tulane, CB (221).

Analisi: Parto con una semplice premessa: non credo che con la numero diciassette sarebbero riusciti a prendere un giocatore dall’impatto di OBJ, perciò tanto di cappello a Dorsey.
Detto questo, Cleveland è comunque riuscita ad aggiudicarsi con la quarantasei Greedy Williams e solo questa scelta basta per portare avanti la narrativa che li vede come veri vincitori dell’offseason: prevedere Williams fuori dalla top 20 era pressoché impossibile, eppure… Takitaki, oltre ad un cognome piacevole, è un linebacker polarizzante che in alcuni big board ha riscosso molti consensi, in altri decisamente meno; Redwine probabilmente avrà un assaggio di NFL dapprima come special teamer e da titolare quando avrà dimostrato di non incappare più in erroracci in copertura che possono costare sei punti alla propria squadra. Il potenziale di Mack Wilson è assolutamente fuori discussione, ma ad Alabama non si è mai dimostrato in grado di trasformarlo in produzione: tempo e pratica potrebbero renderlo un futuro Pro Bowler. Forbes e Lewis rappresentano due ottime value pick, mentre su Seibert mi rifiuto di esprimermi, in quanto due anni fa su queste righe esaltavo la selezione di Zane Gonzalez e sapete tutti come sia finita.

Voto: 7. Cleveland non aveva a disposizione un capitale di scelte particolarmente succulento, però è riuscita ad aggiungere solidi contributori ed a mettere le mani su uno dei migliori cornerback disponibili, Greedy Williams. Buon draft che va a completare quanto fatto a marzo: saranno competitivi, attenzione.

https://www.instagram.com/p/BwxvtrLjJZG/

Pittsburgh Steelers

Cosa serviva: il successore di Shazier, skills player ed ogni genere di aiuto in secondaria.

Com’è andata: Devin Bush, Michigan, LB (10); Diontae Johnson, Toledo, WR (66); Justin Layne, Michigan State, CB (83); Benny Snell, Kentucky, RB (122); Zach Gentry, Michigan, TE (141); Sutton Smith, Northern Illinois, EDGE (175); Isaiah Buggs, Alabama, DT (192); Ulysees Gilbert, Akron, LB (207); Derwin Gray, Maryland, OT (219).

Analisi: Qualcuno potrebbe avere qualcosa da ridire sul selezionare un inside linebacker nella top ten, ma Bush va a cementare un cratere apertosi con il terribile infortunio di Shazier, altro esempio di MLB scelto al primo round e che con un po’ più di fortuna avrebbe potuto entrare nella ricca epica difensiva degli Steelers. Nessun GM è ai livelli di Colbert quando si parla di valutare il talento di un ricevitore, pertanto Johnson potrebbe seriamente trasformarsi nell’ennesimo Pro Bowler di una lunga serie. Layne facilmente avrà modo di tastare il campo fin da subito, in quanto il perenne bisogno di cornerback aveva portato molti insider a vederli utilizzare la numero venti per indirizzare il problema: Layne potrebbe essere il loro uomo. Snell e Gentry dovranno pazientare prima di ricevere un buon numero di snaps, ma sappiamo tutti che Pittsburgh non ha alcun problema ad affidarsi ai propri giovani, specialmente in attacco; Sutton e Gilbert vanno a dare profondità a ruoli in cui non si può mai possederne abbastanza, mentre Gray avrà l’occasione di assimilare quanto più possibile dai membri di una delle migliori linee d’attacco della lega: potrebbe affermarsi come titolare, prima o poi.

Voto: 7,5. Assicurarsi un leader difensivo come Bush era fondamentale: se a questo aggiungiamo pure le selezioni di Johnson e Layne -due possibili titolari già a settembre- diventa facile essere affascinati da quanto fatto dagli Steelers. Buon draft, servivano immediati contributori ed a quanto pare Pittsburgh è riuscita ad assicurarsene un paio in posizioni di bisogno.

https://www.instagram.com/p/BwxpkFNhmNt/

AFC EAST

Buffalo Bills

Cosa serviva: rifondare il front seven difensivo e continuare a costruire attorno a Josh Allen.

Com’è andata: Ed Oliver, Houston, DT (9); Cody Ford, Oklahoma, OT (38); Devin Singletary, Florida Atlantic, RB (74); Dawson Knox, Mississippi, TE (96); Vosean Joseph, Florida, LB (147); Jaquan Johnson, Miami, S (181); Daryl Johnson, North Carolina A&T, EDGE (225); Tommy Sweeney, Boston College, TE (228).

Analisi: Purtroppo sono costretto ad “analizzare” e non posso dilungarmi su quanto sia estasiato da quanto fatto in questi mesi dai Bills: qualche giorno fa avete avuto occasione di capire quanto sia innamorato di Ed Oliver, pertanto ritornare sulla nona scelta assoluta non avrebbe senso, anche perché sono quasi più affascinato da Cody Ford alla trentotto, giocatore che sarà con ogni probabilità schierato come tackle ma che sicuramente potrà ricoprire con successo anche il ruolo di guardia. Singletary e Knox caricano di elettricità un attacco che sembra predestinato ad un mastodontico salto di qualità e per calmare i dubbi riguardanti la mancanza di “dimensioni” di Singletary mi basta semplicemente puntare il dito verso un certo Tarik Cohen. Joseph alle battute finali del quinto round può tranquillamente essere visto come altro steal, mentre i due Johnson danno profondità ad una difesa già discretamente rifornita. Probabilmente la prossima stagione sarà ancora una volta lontana dal poter essere definita un successo, ma Buffalo a mio avviso è sulla strada, finalmente, giusta.

Voto: 8+. Sono veramente affascinato da quanto combinato dai Bills, che silenziosamente hanno messo insieme uno dei migliori draft dell’anno: Oliver alla nove è definibile come semi-steal, così come Cody Ford alla trentotto, giocatore che a mio avviso era da top venti e la cui versatilità potrà tornare immediatamente comoda. Nei round successivi si sono assicurati potenziale su potenziale, in quanto non dimentichiamoci che Buffalo non ha alcuna fretta di vincere.

https://www.instagram.com/p/BwvB-1_Bymb/

Miami Dolphins

Cosa serviva: quarterback (??), aiuto di qualsiasi genere per la linea d’attacco e pass rusher.

Com’è andata: Christian Wilkins, Clemson, DT (13); Michael Deiter, Wisconsin, OG (78); Andrew Van Ginkel, Wisconsin, LB (151); Isaiah Prince, Ohio State, OT (202); Chandler Cox, Auburn, FB (233); Myles Gaskin, Washington, RB (234).

Analisi: Rosen vale sicuramente una scelta bassa al secondo round, ma temo per lui che sarà inserito in un contesto terribilmente simile a quello dei Cardinals dello scorso anno: il rischio che Miami si abbandoni al tanking sfrenato per Tua o Lawrence lo mette ancora una volta in una posizione decisamente poco invidiabile. Lawrence è un colosso in grado di mangiare blocchi e permettere al resto della linea difensiva di sfruttare uno contro uno, ma francamente con la numero tredici sarei andato più per un pass rusher come Burns; Deiter risponde ad un bisogno primario, soprattutto con un quarterback inesperto come Rosen da proteggere, e potrebbe passare anni in Florida come titolare. Van Ginkel è il classico prospetto che con ogni probabilità a settembre non saprà rendersi utile alla causa, ma con un po’ di pazienza potrebbe terrorizzare i quarterback avversari per gli anni a venire; Prince, nonostante sia stato scelto piuttosto tardi, potrà lottare fin da subito per una maglia da titolare, ma per vincerla dovrà trovare una consistenza raramente esibita al college. Gaskin probabilmente vedrà il campo o in garbage time o in caso di infortuni a chi davanti in depth chart, mentre aggiungere un fullback può darci una preliminare indicazione di ciò che Flores vorrà dal suo attacco.

Voto: 7. Wilkins forse non risponde ad un loro bisogno primario, ma il suo talento da top ten non poteva essere ignorato; è inutile girarci troppo attorno, la mossa con la emme maiuscola non viene direttamente da una scelta, ma piuttosto dalla trade che ha portato Rosen in Florida: al modico prezzo di una scelta al secondo round potrebbero essersi assicurati il tanto agognato franchise quarterback.

https://www.instagram.com/p/BwuX5FRFsoW/

New England Patriots

Cosa serviva: pass rusher, skills player in grado di non far sentire eccessivamente la mancanza di Gronkowski e linebacker.

Com’è andata: N’Keal Harry, Arizona State, WR (32); Joejuan Williams, Vanderbilt, CB (45); Chase Winovich, Michigan, DE (77); Damien Harris, Alabama, RB (87); Yodny Cajuste, West Virginia, OT (101); Hjalte Froholdt, Arkansas, OG (118); Jarrett Stidham, Auburn, QB (133); Byron Cowart, Maryland, DE (159); Jake Bailey, Stanford, P (163); Ken Webster, Mississippi, CB (252).

Analisi: Mentre alcuni team -vedasi Baltimore- tentano di assemblare una squadra di velocisti, New England sta decisamente tornando indietro nel tempo facendo della fisicità il proprio marchio distintivo: Harry è un ricevitore estremamente abile nell’acchiappare palloni contestati e nonostante non sia un reale pericolo sul profondo, potrebbe dare a New England un’immediata arma in red zone nel post-Gronkowski. Williams è un gigante in grado di accoppiarsi con i ricevitori più fisici della squadra avversaria e sono sicuro che l’Incappucciato troverà un modo per renderlo più consistente e mascherare la sua mancanza di velocità; Winovich alla settantasette è un puro e semplice steal: sembra un giocatore assemblato in un laboratorio diretto proprio da Belichick e la sua inesauribile energia gli varrà snaps di qualità fin da subito. Selezionare un altro runningback ha perplesso i più, ma la recente corsa Super Bowl ci ha dimostrato quanto poter contare su più opzioni dal backfield possa mandare in crisi i defensive coordinator avversari; Cajuste e Froholdt potranno essere il nucleo della linea d’attacco del futuro, mentre Webster e Cowart aumentano la profondità di una secondaria sempre più spaventosa. Stidham sarà il successore di Brady? Impossibile predirlo, anche perché molto facilmente qualche squadra disperata lo strapperà ai Patriots per una seconda scelta al draft del 2024: un Tom Brady è per sempre, a quanto pare.

Voto: 8,5. Se vincono anche al draft è veramente finita: draft sensazionale, Williams e Winovich sembrano destinati a ricoprire un ruolo piuttosto importante fin da subito e con la supervisione di Belichick potrebbero trasformarsi in contributori fondamentali da subito. Qualcuno li fermi.

https://www.instagram.com/p/BwvlO82hOfJ/

New York Jets

Cosa serviva: migliorare la linea d’attacco, pass rusher ed aiuto in secondaria.

Com’è andata: Quinnen Williams, Alabama, DT (3); Jachai Polite, OLB, Florida (68); Chuma Edoga, USC, OT (92); Trevon Wesco, West Virginia, TE (121); Blake Cashman, Minnesota, LB (157); Blessuan Austin, Rutgers, CB (196).

Analisi: Nonostante la mai nascosta disponibilità a svendere la terza scelta assoluta, i New York Jets non hanno potuto fare a meno di garantirsi una stella pressoché sicura del calibro di Williams: gli unici asterischi vicini al suo nome li troviamo a causa della ridotta altezza, ma non devo essere sicuramente io a ricordarvi che un altro d-tackle considerato sottodimensionato al draft era Aaron Donald, il difensore più dominante della lega. Il pazzesco 2018 di Polite è stato vanificato da delle Combine sciagurate, e quello che a gennaio/febbraio era considerato un pressoché sicuro first rounder si è trasformato in un third rounder: il potenziale non manca e Gregg Williams potrebbe sicuramente ricavare un pass rusher da più di dieci sack a stagione. Edoga dovrà riuscire ad essere più consistente e “nel gioco” con la testa: in tal caso New York si sarebbe garantita un titolare per il futuro prossimo ed un ottimo tackle in grado di rendere la vita infinitamente più facile a Bell. Wesco probabilmente dovrà accomodarsi dietro Herndon, ma vista la sua abilità nel bloccare potrebbe tastare il campo più prima che poi; Cashman -altro cognome splendido- dà atletismo ad una difesa che abbonda di tale virtù, mentre Austin se si dimostrerà in grado di recuperare definitivamente da un grave infortunio al ginocchio potrebbe rivelarsi uno steal.

Voto: 7,5. Williams è già una stella oggi, a fine aprile, figuriamoci cosa sarà a settembre. Polite possiede talento da primo round ma delle Combine disastrose lo hanno fatto precipitare fino al terzo round, dove i Jets sono stati ben felici di accoglierlo: nonostante le poche scelte a disposizione New York è riuscita a mettere le mani su giocatori che miglioreranno da subito un roster che a questo punto è senza dubbio fra i più ricchi di talento nella lega.

https://www.instagram.com/p/BwzT9YkH-mr/

AFC WEST

Denver Broncos

Cosa serviva: il quarterback del futuro, aiuto di qualsiasi tipo per il front seven ed armi per il quarterback del presente.

Com’è andata: Noah Fant, Iowa, TE (20); Dalton Risner, Kansas State, OL (41); Drew Lock, Missouri, QB (42); Dre’Mont Jones, Ohio State, DT (71); Justin Hollins, Oregon, OLB (156); Juwann Winfree, Colorado, WR (187).

Analisi: Con ogni probabilità, Denver avrebbe speso la decima scelta assoluta per Noah Fant, tight end in grado di mettere Joe Flacco a proprio agio fin da subito: anche se non completo come l’ex compagno Hockenson, Fant è un atleta incredibile in grado di generare yards after catch come fosse uno slot receiver. Dalton Risner è quel giocatore che ogni tifoso spera di poter tifare nella squadra del cuore poiché la sua versatilità gli permette di ricoprire -ad ottimi livelli- più ruoli lungo la linea d’attacco; il vero capolavoro di Denver -e per una volta di Elway- è stato assicurarsi Lock con la numero quarantadue, nonostante molti lo vedessero come sicuro first rounder: dovrà decisamente migliorare consistenza e precisione prima di poter condurre un attacco, ma al momento non gli manca sicuramente il tempo poiché per il futuro più prossimo under center troveremo il veterano Flacco. Il cavallo di battaglia di Jones è la versatilità e grazie a ciò Denver si è garantita un futuro titolare ed un immediato contributore poiché avrà modo di assaggiare il campo fin da subito a causa di inevitabili infortuni; Hollins al momento aggiunge solamente profondità ad un reparto di primo livello che per essere definito tale deve poter pure contare su valide alternative. Winfree è stato preso come giocatore da sviluppare che probabilmente non avrà modo di vedere il campo per almeno un paio di anni ma che con un po’ di fortuna potrebbe ritagliarsi uno spazio in futuro, magari durante l’era Lock.

Voto: 8. Sono riusciti ad assicurarsi Fant, giocatore che con ogni probabilità avrebbero selezionato con la decima scelta poi ceduta agli Steelers; Risner è uno dei prospetti più duttili dell’intero draft che saprà rendersi utile in più modi fin da subito. Mettere le mani su Lock, il “quarterback del futuro” con la numero 42 a posteriori potrebbe rivelarsi come il vero colpo del draft: la definizione di value pick.

https://www.instagram.com/p/Bwva_pahtYS/

Kansas City Chiefs

Cosa serviva: un sostituto per Hill, aiuto in secondaria, linebacker e profondità per quanto riguarda la O-line.

Com’è andata: Mecole Hardman, Georgia, WR (56); Juan Thornhill, Virginia, DB (63); Khalen Saunders, Western Illinois, DT (84); Rashad Fenton, South Carolina, CB (201); Darwin Thompson, Utah State, RB (214); Nick Allegretti, Illinois, OG (216).

Analisi: La trade che ha permesso a coach Reid di abbracciare il criminalmente sottovalutato Frank Clark è costata a Kansas City la scelta al primo round e gli sviluppi della terribile vicenda riguardante Hill hanno di fatto obbligato il front office ad utilizzare la loro scelta più alta per assicurarsi il suo successore, ossia Mecole Hardman: pretendere che offra immediatamente la produzione di Hill è utopico, però ha i mezzi atletici per emularlo anche se deve ancora crescere moltissimo come ricevitore prima di poter diventare il faro del passing game. Thornhill saprà rendersi utile pressoché subito, in quanto la sua versatilità ed intelligenza gli permettono di coprire con discreto successo sia il ruolo di cornerback che di safety, mentre Saunders è il classico esempio di super atleta con potenziale pressoché infinito: un suo utilizzo creativo potrebbe dare al loro enigmatico reparto difensivo una notevole spinta. Thompson al sesto giro è un affare, in quanto Reid si è dimostrato in grado di sfruttare a pieno le abilità dei propri skills player, mentre Fenton per il momento altro non serve che a dare profondità; Allegretti, infine, potrebbe essere utilizzato sia come guardia che come centro, ma starà a Reid decidere se affidare ad un rookie le chiavi della linea offensiva per rimpiazzare il dipartito Morse.

Voto: 6,5. La trade che ha portato Clark alla corte di Reid li ha privati di succulente scelte, ma KC è riuscita a rinforzare la secondaria ed a garantirsi Hardman, giocatore che con ogni probabilità riuscirà a ritagliarsi uno spazio importante fin da subito: vogliono vincere ora, ma sciaguratamente i loro giocatori chiave non riescono a rimanere fuori dai guai, perciò sarà fondamentale che i rookie riescano a contribuire fin da subito.

https://www.instagram.com/p/BwvW1ZfDqRA/

Los Angeles Chargers

Cosa serviva: ricevitori, offensive tackle ed aiuto nel centro della linea difensiva.

Com’è andata: Jerry Tillery, Notre Dame, DT (28); Nasir Adderley, Delaware, S (60); Trey Pipkins, Sioux Falls, OT (91); Drue Tranquill, Notre Dame, LB (130); Easton Stick, North Dakota State, QB (166); Emeke Egbule, Houston, OLB (200); Cortez Broughton, Cincinnati, DT (242).

Analisi: Ci limitassimo a parlare di talento, Tillery sarebbe stato quasi certamente selezionato nella top ten, ma un infortunio alla spalla lo ha reso protagonista di una caduta libera fermata dai Chargers: se mostrerà di averlo superato del tutto Los Angeles si è garantita un futuro Pro Bowler che con Adderley va a dare ulteriore linfa ad una delle difese più giovani e forti del campionato. Pipkins con ogni probabilità è stato selezionato troppo presto e salvo miracoli al training camp non potrà contribuire fin da subito, e sinceramente ciò mi perplime, in quanto avrebbero potuto mettere le mani su qualcuno pronto ad aiutarli immediatamente in una posizione di assoluta importanza. Tranquill e Egbule danno profondità, velocità e dinamicità al reparto difensivo, mentre Cortez Broughton tenterà di assicurarsi un posticino nel roster finale grazie alla propria esplosività e primo passo, anche se dovrà drasticamente migliorare l’utilizzo delle mani, utensili di primaria importanza per un lineman. Stick è un atleta sensazionale che dovrà assimilare il più possibile da Rivers per provare lanciare la propria candidatura una volta finito il regno del numero 17.

Voto: 7,5. Personalmente avrei indirizzato prima i problemi della linea d’attacco: ciò non cambia il fatto che Tillery possa rendersi utile fin da subito, migliorando una già buonissima difesa nella quale pure Adderley sarà costretto a contribuire fin da subito. Draft solido che ha rafforzato ulteriormente una delle più promettenti difese della lega, esattamente ciò di cui i Chargers avevano bisogno.

https://www.instagram.com/p/BwxYkjKAx6Z/

Oakland Raiders

Cosa serviva: di tutto, principalmente in difesa.

Com’è andata: Clelin Ferrell, Clemson, DE (4); Josh Jacobs, Alabama, RB (24); Johnathan Abram, Mississippi State, S (27); Trayvon Mullen, Clemson, CB (40); Maxx Crosby, Eastern Michigan, DE (106); Isaiah Johnson, Houston, CB (129); Foster Moreau, LSU, TE (137); Hunter Renfrow, Clemson, WR (149); Quinton Bell, Praire View A&M, EDGE (230).

Analisi: Mayock e Gruden hanno sicuramente fatto i compiti per casa e, probabilmente, sanno ciò che stanno facendo, ma Ferrell con la numero quattro francamente non riesco ancora a spiegarmelo: l’affinità schematica c’è ed è una variabile mai da sottovalutare, ma con una scelta così alta Oakland avrebbe potuto mettere le mani su portentosi pass rusher del calibro di Allen, Oliver o Burns. Ho amato la scelta di affidare le chiavi del backfield a Jacobs, di gran lunga il miglior runningback -o perlomeno, il più “sicuro”- disponibile, e non ho molto da contestare per quanto riguarda Abram, safety iper fisico che dà il proprio meglio in run defense. Mullen con la quaranta è un’altra scelta che mi confonde, in quanto sicuramente le misure ci sono, ma mi sembra ancora troppo grezzo per poter giocare da settembre e da una scelta al secondo round aspettarsi un contributo immediato non è follia. Crosby è uno di quei giocatori che compensa i limiti atletico-tecnici con un’intensità a momenti quasi maniacale, mentre Isaiah Johnson è un altro cornerback che analogamente a Mullen possiede dimensioni ideali anche se nel suo caso a preoccupare è la poca esperienza, in quanto ricopre questo ruolo solamente da un paio di anni. Moreau e Renfrow sono due buone aggiunte in uno dei corpi ricevitori più ricco e profondo della lega e personalmente ammiro la passione ed il desiderio del piccolo ma mai domo Renfrow.

Voto: 6,5. Non voglio mettere in discussione il valore delle scelte di Mayock, ma è indubbio che aver selezionato Ferrell alla numero quattro rappresenti un chiaro “reach”: valutare l’intero draft senza rimanere condizionati da ciò mi è veramente difficile, pertanto il voto non può essere particolarmente alto. Sono comunque riusciti a garantirsi dei buoni giocatori in posizioni di assoluto bisogno: Jacobs e Moreau ottime scelte, a mio avviso.

https://www.instagram.com/p/Bwxp0jNBXP5/

AFC SOUTH

Houston Texans

Cosa serviva: mettere Watson in grado di non subire quattro-cinque sacks a partita, aiuto in secondaria ed un three-down back .

Com’è andata: Tytus Howard, Alabama State, OT (23); Lonnie Johnson, Kentucky, CB (54); Max Scharping, Northern Illinois, OT (55); Kahale Warring, San Diego State, TE (86); Charles Omenihu, Texas, DE (161); Xavier Crawford, Central Michigan, CB (195); Cullen Gillaspia, Texas A&M, RB (220).

Analisi: Che Houston volesse Dillard era chiaro, così chiaro che Philadelphia non ha esitato ad imbastire uno scambio con Baltimore per anticipare la loro mossa: sconvolti da tale trade, sono andati a selezionare Tytus Howard, giocatore immensamente talentuoso ma visto dai più come project che come contributore da settembre. Johnson è l’ennesimo cornerback con dimensioni ed apertura alare perfette per il ruolo ma con gravi punti interrogativi circa efficacia e consistenza. Scharping alla cinquantacinque mi è piaciuto e lui, a differenza di Howard, sembra destinato ad un’immediata maglia da titolare: la linea d’attacco dei Texans è stata costantemente fra le peggiori nella lega lo scorso anno e proteggere il futuro di Watson deve essere la loro unica priorità. Warring è il classico cestista convertitosi in tight end ed ovviamente possiede i mezzi atletici per diventare una macchina da touchdown ma forse selezionarlo così presto non è stato appropriato; Omenihu è un ottimo run defender che con un po’ di pazienza potrebbe diventare pure un ottimo pass rusher, mentre per avere un’idea di cosa offra Crawford vi basterà leggere quanto detto su Lonnie Johnson: a quanto pare la statura serve ancora a garantire un lavoro in questa lega!

Voto: 6-. La confusione causata dal furto di Dillard ha sconquassato completamente i loro piani -anche se il tempo avrà modo di smentirmi- ed il loro voto è inevitabilmente condizionato dalla mancata selezione di un runningback in un round centrale: Lamar Miller è un buon giocatore, ma Houston per competere seriamente meriterebbe un runningback con più potenziale.

https://www.instagram.com/p/Bw2i2g7Az8z/

Indianapolis Colts

Cosa serviva: aiuto in secondaria, ricevitori e difensori in grado di portare pressione dall’interno della linea difensiva.

Com’è andata: Rock Ya-Sin, Temple, CB (34); Ben Banogu, TCU, OLB (49); Parris Campbell, Ohio State, WR (59); Bobby Okereke, Stanford, LB (89); Khari Willis, Michigan State, S (109); Marvell Tell, USC, S (144); E.J. Speed, Tarleton State, LB (164); Gerri Green, Mississippi State, EDGE (199); Jackson Barton, UTAH, OT (240); Javon Patterson, Ole MIss, OL (246).

Analisi: Sto iniziando ad avere una seria man crush per Chris Ballard: accumulare scelte e grazie a quelle migliorare profondità e qualità del proprio roster selezionando i giocatori desiderati è indice di una maestria che un GM al terzo anno non dovrebbe avere. Ya-Sin doveva essere selezionato al primo round, in quanto dove altro lo vedreste un giocatore la cui ricezione più importante concessa misura solamente 17 yards? Banogu possiede atletismo e dimensioni che se saranno accompagnate da una costante crescita tecnica potrebbero valergli una maglia da titolare più prima che poi; Okereke e Willis, in misura minore di Banogu, offrono intrigante potenziale per il futuro in una difesa che promette sempre meglio. Tell sembra più destinato a giocare come cornerback che come safety, in quanto gli manca la fisicità necessaria per ricoprire tale posizione; Speed e Green per il momento offrono profondità in ruoli fondamentali: si può dire altrettanto di Barton e Patterson, due giovani di buone speranze che sono approdati in una delle linee offensive più brillanti della scorsa stagione.

Voto: 7,5. Altro giro, altro draft spettacolare degli Indianapolis Colts: Ya-Sin saprà rendersi utile fin da subito e dà a Reich un quasi sicuro day one starter, mentre i vari Campbell, Banogu ed Okereke offrono un immenso upside. Unica pecca? Non aver selezionato un d-tackle in un draft così profondo, ma occorre ricordare sempre e comunque che Indy dispone di una marea di spazio salariale: stanno costruendo una dinastia.

https://www.instagram.com/p/BwvcWayBoxX/

Jacksonville Jaguars

Cosa serviva: pass rusher e qualsiasi tipo di aiuto per Nick Foles.

Com’è andata: Josh Allen, Kentucky, DE (7); Jawaan Taylor, Florida, OT (35); Josh Oliver, San José State, TE (69); Quincy Williams, Murray State, LB (98); Ryquell Armstead, Temple, RB (140); Gardner Minshew, Washington State, QB (178); Dontavius Russell, Auburn, DT (235).

Analisi: Ai più può sembrare che rifornire il pass rush non dovesse essere la priorità numero uno di Jacksonville in questo draft, ma è umanamente concepibile passare oltre un talento come quello di Allen? Anche perché sono riusciti ad assicurarsi l’uomo per il quale, secondo la quasi totalità dei mock draft, avrebbero dovuto investire la numero sette, ovverosia quel Jawaan Taylor il cui punto di forza è il run blocking: tutti già sapete che nonostante l’arrivo di Foles la mentalità dei Jaguars rimane run first, pertanto questo è un ottimo accoppiamento. Oliver è uno dei tight end più fisicamente dotati del draft, pertanto il fit è presente pure in questo caso; Quincy Williams quasi sicuramente sarebbe stato disponibile ben più tardi, ma evidentemente il front office dei Jags deve aver visto qualcosa in lui che li ha spinti alla follia pur di non correre il rischio di perderlo. Volete ulteriore fisicità? Aggiungiamo allora Ryquell Armstead, runningback estremamente difficile da contrastare e che si alimenta di contatto per rompere miriadi di tackle; Minshew è un quarterback estremamente sottovalutato che fa della precisione il suo punto di forza e che, con Foles come mentore, potrebbe maturare a tal punto di diventare titolare, prima o poi. Russell è un buon run defender che però faticherà a trovare spazio in un reparto di ricco di talento.

Voto: 8. Non perdiamoci in inutili analisi, riuscire ad assicurarsi Allen alla sette e Taylor alla trentacinque non può non valer loro un voto automaticamente alto: in molti mock-draft Taylor era associato a Jacksonville con la numero sette, non la trentacinque! Mi ha lasciato un po’ confuso la scelta di Quincy Williams, ma se ben allenato -e con un po’ di tempo- Jacksonville potrebbe avere fra le mani un futuro titolare. Che draft.

https://www.instagram.com/p/Bws2GwtAXcU/

Tennessee Titans

Cosa serviva: pass rusher, ricevitori ed aiuto in secondaria.

Com’è andata: Jeffery Simmons, Mississippi State, DT (19); A.J. Brown, Mississippi, WR (51); Nate Davis, Charlotte, OG (82); Amani Hooker, Iowa, S (116); D’Andre Walker, Georgia, OLB (168); David Long Jr., West Virginia, LB (188).

Analisi: Ignorando i terribili errori di gioventù, Simmons è un giocatore che se non fosse per la rottura del crociato di qualche mese con ogni probabilità sarebbe stato selezionato nella top five: tremendamente efficace sia sulla corsa che sul pass rush, Simmons possiede un talento in grado di svoltare completamente il destino dell’intero reparto. Sinceramente credevo che Brown venisse scelto al primo giro, non a metà del secondo, ma sta di fatto che Tennessee si è assicurata il ricevitore più completo dell’intero draft: mani, fisicità ed agilità avevano portato molti a vederlo come il miglior WR disponibile. Davis potrà giocare sia come guardia che come tackle visto che al college ha occupato entrambe le posizioni, ma facilmente si allineerà affianco al centro; Amani Hooker alla centosedici rappresenta un altro colpaccio, in quanto pochi safety si sono rivelati altrettanto efficaci in copertura. Walker e Long danno profondità in reparti in cui Tennesee ha sicuramente bisogno di aiuto: Walker credevo andasse via un po’ prima, ma evidentemente sbagliavo.

Voto: 7,5. Buon draft pure quello dei Titans: draft indirizzato chiaramente al futuro, in quanto la prima scelta Simmons forse non calcherà nemmeno il campo la prossima stagione. A.J. Brown alla cinquantuno rischia di essere il vero steal del draft e credo che con ogni probabilità il suo contributo sarà ingente fin da subito. Questo draft ha aggiunto profondità e competizione, ed a mio avviso l’impatto delle scelte fatte si farà sentire più negli anni a venire che nella prossima stagione.

https://www.instagram.com/p/BwxmHPvA2Fh/

Categories
NFL

Chi sale e chi scende dopo il primo round del draft 2019

One down, two more to go: il draft è iniziato e, permettetemi, questo primo round è stato fra i più sorprendenti del nuovo millennio, in quanto parecchi colpi hanno colto di sorpresa anche il meno impressionabile degli addetti ai lavori.

Valutare la bontà delle decisioni di una franchigia solamente un paio di ore dopo la fine del primo turno può sembrare impossibile e fastidiosamente inutile, ma rimanere impassibile di fronte a queste prime trentadue scelte non mi è possibile: vediamo insieme chi ha vinto il primo turno e chi, purtroppo, no.

Categories
NFL

Eligibles, season finale: il resoconto di quanto successo finora

Siamo arrivati, pure quest’anno, ai saluti: l’inesorabile tristezza che sta per assalire i vostri cuori può essere repentinamente placata pensando al fatto che fra pochissime ore, finalmente, andrà in scena il draft, l’evento principe dell’intera offseason.
La free agency, come già sapete, proseguirà imperterrita per il resto dell’anno, poiché non stiamo parlando di una finestra temporale, ma piuttosto una condizione “di vita” nella quale molti atleti si trovano anche dopo settembre: con le imminenti tre notti di Nashville, di fatto, il focus mediatico verrà definitivamente spostato sul plotone di nuovi giocatori che farà il proprio ingresso nella lega, esaudendo di fatto un sogno per il quale hanno sacrificato la loro intera esistenza.
Pertanto è naturale ed appropriato che la fine di Eligibles sia scandita da questo evento. Su con la vita però, c’è ancora un altro episodio da portare a termine, ed in queste righe vi racconterò alcune delle conclusioni tratte in luce degli eventi di questi ultimi mesi: partiamo.

Categories
NFL

Eligibles, quinta settimana: affari, storie e curiosità dalla free agency

Oramai ci siamo, il draft è alle porte: fra una settimana esatta il 2019 NFL inizierà a prendere forma e, per quanto ci riguarda, mesi e mesi di chiacchiere finalmente lasceranno spazio a scenari e scelte in grado di alterare il corso della storia del nostro amato sport… e della leggermente meno amata lega.
Non che le ultime settimane siano state prive di emozioni, però come potrete facilmente immaginare è infinitamente più stimolante e divertente discutere su quanto successo a Nashville il prossimo fine di settimana piuttosto che segnalarvi che Ty Montgomery abbia firmato con i New York Jets! Per questa settimana, però, dovrete accontentarvi ancora una volta di Eligibles, che fra sette giorni proverà a raccontarvi le ultime novità in vista dei tre giorni che tutti stiamo aspettando: sto mettendo decisamente le mani troppo avanti, concentriamoci su quanto successo negli ultimi sette giorni.

Categories
NFL

Per favore Antonio Brown, smettila

Il livello d’emotività, nella lunga storia di Play.it USA, probabilmente non è mai stato così alto: qualche settimana fa ringraziai l’amico-nemico Gronkowski per avermi regalato sinceri sorrisi per tutto l’ultimo decennio e pochissimi giorni fa l’amico e “collega” Giorgio Barbareschi ha salutato il suo mito Dirk Nowitzki con una serie di lettere che se avete un cuore non potete non aver letto -veramente, avete l’obbligo morale di dedicare loro dieci dei vostri minuti- ed io, sempre attento alle vostre reazioni e sempre desideroso di regalarvi qualche minuto di disinteressato svago, ho pensato di portare avanti questo trend -se così si può definire- e comporre un’altra lettera, sempre ad uno sportivo che ho amato alla follia nonostante i colori indossati.
“Ho amato”: passato prossimo? Ebbene sì, dopo mesi e mesi di sceneggiate, soprannomi auto-affibbiatisi totalmente a caso e tinte ai baffi, non so di preciso a che punto sia la mia relazione con Antonio Brown.
AB il giocatore rimane un fenomeno assoluto che personalmente credo riuscirà a fare faville pure ad Oakland, ma Antonio Brown l’umano, ai miei occhi, è assolutamente caduto: il beef con il povero JuJu Smith-Schuster è la proverbiale goccia che ha fatto traboccare un vaso che ho tentato di svuotare più e più volte, fino a pochi giorni fa.

AB, siediti ed ascoltami.

Per favore Antonio Brown, smettila.
Te lo chiedo con il cuore in mano, smettila di metterti in ridicolo con puerili faide online: il tuo uso dei social media è indubbiamente parte di ciò che sei e, soprattutto, del personaggio che amiamo -o meglio, che amavamo- ma a questo punto della tua carriera e vita devi avere la lucidità per capire quando effettivamente sia ora di farla finita.
Potrò forse sembrarti drastico, ma in questi ultimi mesi ci hai reso il semplice volerti bene parecchio difficile e francamente io, Mattia, ho premuto malinconicamente il tasto “pause”: il bisogno di staccarmi per un attimo da te e riflettere sul nostro rapporto me lo hai provocato tu, caro Antonio, a forza di tweet ridicoli.
E fidati, questo è un sentimento comune: i social media pullulano di “JuJu is better” che non sono il frutto di analisi di dati prettamente sportivi, ma semplicemente reazioni viscerali al veleno che stai sputacchiando istericamente da un paio di mesi a questa parte.

Posso capire le tue critiche a Roethlisberger, non deve essere facile giocare con un quarterback che ad ogni piè sospinto meschinamente e cinicamente non perde il vizio di lanciare qualcuno sotto il proverbiale bus nelle frequenti apparizioni radiofoniche: non ti appoggio per un’antipatia personale verso Big Ben, ma semplicemente perché ho prove tangibili del comportamento fastidioso e distrattamente autoritario sotto forma di video o spezzoni di interventi radiofonici. Ovviamente tu avresti potuto essere la persona migliore e lavare i panni sporchi in casa tentando di parlarne a quattr’occhi con l’interessato, ma chi sono io per condannare comportamenti passivo-aggressivi? E soprattutto chi mi dà la garanzia che un colloquio privato non sia mai avvenuto?
Questa te la perdono.
Posso non condividere il tuo risentimento verso Tomlin, ma immagino che dietro tutto ciò ci sia un qualcosa che solo voi due saprete e che, sciaguratamente, lo ha spinto a lasciarti in tribuna contro Cincinnati. Ma anche tu, abbandonare lo stadio prima dell’inizio della seconda metà di gioco… puoi essere molto meglio di così, caro Antonio.

I miei problemi con te, Mr. Big Chest, sono iniziati da quello sciagurato tweet in risposta a Kittle:

Da quel momento, nulla è stato come prima.
Hai iniziato a scornarti con Emmanuel Sanders nel momento esatto in cui a ringhiarti è stato Bruce Arians: lasciare andare non era un’opzione plausibile? Neanche per sogno?
Immagino le voci di un possibile approdo a Buffalo ti abbiano causato incubi per giorni, ma dimmi, perché dopo che gli Steelers hanno esaudito il tuo desiderio facendosi rapinare dai Raiders non hai sepolto l’ascia in attesa di sguainarla a settembre in campo? Che bisogno ha il miglior ricevitore della sua generazione -o perlomeno il più produttivo- di rispondere ad ogni minima critica su Twitter? Hai mai guardato i tuoi numeri? Non credi che basterebbe lasciar la parola a loro per uscire a testa alta da ogni discussione?
Tante domande a cui può rispondere un solenne “evidentemente no”.
Peccato Antonio, hai sprecato una ghiotta occasione, ma se proprio devo essere sincero, anche se qualche volta mi facevi passare quarti d’ora interi a sbuffare, ti stavo volendo ancora genuinamente bene.

Poi, per motivi squisitamente Tuoi, hai deciso di aprire il fuoco su JuJu: hai letto bene, aprire il fuoco.
Non ha mai menzionato il tuo nome ed anzi, era contento che il suo “mentore” avesse messo la propria firma sotto il tanto desiderato nuovo contratto, contratto che un giorno vorrebbe essere nella posizione di firmare pure lui: questo lo sai e lo hai dimostrato con un altro rivedibile tweet.

Cosa vuoi che faccia? Che ammetta una probabilmente inesistente frizione con il proprio quarterback? Cosa può fare? Dichiarare guerra ai piani alti della squadra in cui vorrebbe giocare per tutta la carriera per continuare a poter essere il tuo little bro? Non essere ridicolo.
Per favore, fermati per un secondo e rifletti.
Non ti è bastato questo tweet per togliere JuJu dalla lista delle persone da infamare in questa impegnativa offseason? Perché hai dovuto portare avanti il tutto ed andare oltre, eccessivamente oltre?
Posso umanamente concepire la gelosia tra “fratelli”, però non ti è sembrato il colpo basso del lustro condividere uno screenshot di un ricevitore diciottenne che chiede ad uno dei suoi idoli consigli su come migliorare? Sai che molto probabilmente tutto ciò che voleva quell’ancor più giovane JuJu era una tua semplice risposta? Ti rendi conto di quanta felicità avrà provato nel momento in cui gli avrai dato un consiglio annacquato di circostanza?
Perché tentare di metterlo in ridicolo sbandierando un comportamento con il quale la quasi totalità di noi può empatizzare?
Così rendi facile a chiunque odiarti, anche al più fedele dei tuoi sostenitori che per anni, imperterrito, ti ha anteposto ai vari Jones, Hopkins e Beckham Jr. in improvvisate classifiche di posizione.
Sì Antonio, molto facilmente continuerò ad emozionarmi alle tue ricezioni o a rifarmi gli occhi nuotando fra statistiche che ci raccontano di un’efficienza da sicuro Hall of Famer, però lo farò molto con molto più distacco di prima: ho un’età in cui per forza di cose gli sportivi non possono più essere “i miei modelli di vita”, però come dire… il tuo comportamento negli ultimi mesi mi sta spingendo a rimanere indifferente alla tua persona.
Odiarti? Assolutamente no, non diciamo sciocchezze, “è solo un gioco” alla fine, ma francamente non ne posso più di cercare giustificazioni ai tuoi colpi di testa, non ne posso più di arrampicarmi sugli specchi di un’abusata empatia che ha pure portato il tuo ex compagno Rashard Mendenhall ad invitare il pubblico “ad empatizzare con l’uomo dietro l’ottantaquattro”, non ho più voglia di sprecare tutto questo tempo a riflettere sui tuoi comportamenti.

Sembravate così felici insieme…

Non ne vale più la pena, in quanto mi hai dato prova che per alimentare costantemente il tuo ego si possono pure lanciare nel tritacarne relazioni personali ed amicizie varie: in nome di cosa, poi?
Ho sempre difeso -e sempre difenderò- un giocatore il cui nome, da oramai tre anni, è menzionato esclusivamente per motivi extra-sportivi e spesso e volentieri puramente politici, non ho alcun problema con le bocche larghe di questa lega, o almeno è così finché queste bocche non vengono messe in movimento per alimentare odio assolutamente gratuito.
Non abbiamo bisogno di uno sportivo del genere, soprattutto in questo periodo storico.
Pertanto, Antonio Brown, la mia porta è ancora aperta, ma ti invito a fare attenzione, che sei veramente vicino a diventare un qualcuno per cui, tristemente e genuinamente, non ne vale più la pena.
A te la palla. O tastiera.

Categories
NFL

Eligibles, quarta settimana: affari, storie e curiosità dalla free agency

Il draft si avvicina a grandi passi e francamente, il tempo che ci separa dalla fatidica prima chiamata è sempre e comunque troppo: l’incredibile quantità di talento disponibile sembra essere destinata a cambiare drasticamente gli equilibri della lega e soprattutto ci darà mesi di argomenti “freschi” sui quali costruire decine e decine di articoli.
Al momento, le notizie più interessanti riguardano rinnovi contrattuali e, purtroppo, analisi introspettive su Aaron Rodgers ed il suo ego: immagino siate al corrente dell’interessante articolo pubblicato da Bleacher Report nel quale ci viene offerto un dettagliato ed avvilente resoconto sulla situazione Packers e sui vari giochi di potere che hanno limitato quello che per molti è il miglior quarterback di sempre ad un solo Lombardi.

1) La verità delude

Immagino siate al corrente dell’ammirazione che nutro nei confronti di Aaron Rodgers, con ogni probabilità il mio giocatore preferito: uno sconvolgente -ma nemmeno troppo- e dettagliato report di Tyler Dunne, penna del sempre ottimo Bleacher Report, ci ha dipinto un quadro piuttosto inquietante sulla situazione Packers, incentrando la sua analisi sull’ego di Rodgers e del suo ex-allenatore Mike McCarthy.
Quanto leggerete non è bello, soprattutto se avete passato l’ultimo decennio ad ammirare il numero 12 e le sue imprese: Dunne ci mette davanti ad un uomo il cui ego lo ha portato/sta portando a tagliare i ponti con ex-compagni, famiglia e più in generale con chiunque osi mettere in dubbio la sua autorità-barra-intelligenza. Non che McCarthy -allenatore spinto da vari eventi ad un passivo “disinteresse” ed in cerca di costanti attenzioni/gratificazioni- ne sia uscito tanto meglio, ma se non altro essendo disoccupato non avrà puntati contro i riflettori durante tutta la prossima stagione: il povero LaFleur non sembra trovarsi in una posizione facile e se Rodgers non cambierà atteggiamento al più presto c’è il serio rischio che Green Bay sia destinata ad implodere ancora una volta.
Prendetevi una mezz’ora e leggete, ne varrà la pena, in quanto ogni singola parola in cui vi imbatterete altro non è che la sapiente rielaborazione di testimonianze di ex-compagni e membri dello staff: lo ammetto, sono ancora in fase di rifiuto.

2) Missione compiuta

DeMarcus Lawrence ce l’ha fatta: dopo mesi di lunghe e dolorose contrattazioni, il forte defensive end dei Cowboys ha ottenuto il tanto desiderato rinnovo contrattuale, un quinquennale da 105 milioni di dollari di cui ben 65 garantiti.
Il vero capolavoro di Lawrence, però, è stato quello di riuscire a firmare un contratto nel quale nel solo 2019 percepirà più di 31 milioni di dollari -seconda cifra più alta dietro solamente agli astronomici 44 milioni di Matt Ryan-: Dallas ha il talento per ambire al Lombardi e mettere sotto chiave il proprio talento è la cosa più sensata per costruire una vera e propria contender e garantirsi i servigi di un difensore in grado di stravolgere i piani offensivi della squadra avversaria è sicuramente una mossa vincente. Ora sotto con i rinnovi di Dak e Zeke, anche se per quanto riguarda il numero quattro temo -per gli equilibri del roster, non per il giocatore che fino ad oggi ha giocato praticamente “gratis”- che la cifra pattuita sia destinata ad essere difficilmente giustificabile: buon per lui!

3) New Swag Jets

I New York Jets ci credono: dopo aver trovato in Darnold il quarterback del futuro ed aver investito su free agent del calibro di Bell e Mosley, New York ha presentato in pompa magna le nuove divise che, a mio avviso, entrano immediatamente nella top-five della categoria.
Giudicate voi.

https://www.instagram.com/p/Bv2lXAGg6W1/

4) Pretese più che motivate

Russell Wilson nel 2019 è destinato ad essere il dodicesimo quarterback più pagato della lega, con davanti a lui gente come Garoppolo, Mariota, Winston, Flacco, Carr e Foles: siamo davanti ad un’eresia che deve essere corretta il più velocemente possibile, ed i Seahawks sono i primi a saperlo.
A dire il vero ora pure tutto il resto del mondo lo sa, in quanto Russ ha lanciato al proprio front office un ultimatum che scadrà il 15 aprile: Wilson vuole -e ne ha tutto il diritto- essere il quarterback più pagato di sempre e, sebbene qualcuno possa storcere il naso, è utile ricordare che oramai il trend è il seguente, ovvero che ogni rinnovo firmato da un franchise quarterback lo rende -per relativamente poco tempo- il giocatore più pagato della lega, se non della storia.
Con Wilson under center Seattle avrà sempre la mai banale opportunità di giocarsela alla pari -circa- contro chiunque, pertanto non esaudire i suoi desideri non avrebbe alcun senso, soprattutto per una squadra che nelle ultime offseason ha totalmente mutato il proprio DNA ed ha trovato nel numero 3 una magnifica e produttiva costante: rendetelo felice, suvvia.

5) Nuove opportunità

La AAF è miseramente fallita e la NFL non ha perso tempo ad offrire un’opportunità a coloro che si sono distinti durante la sua fugace esistenza: Keith Reaser, ex cornerback degli Orlando Apollos, è stato immediatamente messo sotto contratto dai Kansas City Chiefs, squadra che in secondaria ha immediatamente bisogno di quanto più aiuto possibile.
Al momento già una decina di giocatori ha messo nero su bianco il nuovo capitolo della propria avventura e non mi resta che augurare a tutti loro buona fortuna: ricordate sempre la storia di Kurt Warner.
Mi sembra il caso di condividere con voi le goffe scuse dei piani alti della defunta Alliance, che attraverso un tweet ha chiesto perdono a chiunque sia stato coinvolto in tale fallimento.

6) E Rosen intanto…

…intanto si è presentato all’apertura degli OTAs dei Cardinals: nulla di strano, direte, ma vi invito a prestare attenzione al fatto che normalmente un giocatore “coinvolto in voci di trade” non si presenta quasi mai a tale evento.
“Coinvolto in voci di trade”? Non proprio, in quanto apparentemente i Cardinals finora non hanno imbastito alcuna trattativa per sbarazzarsi della decima scelta assoluta dello scorso draft: molti vedono il matrimonio con Kyler Murray come mera formalità, ma per il momento vale la pena ricordare che gli Arizona Cardinals il proprio quarterback del futuro già lo hanno, e per l’appunto si chiama Josh Rosen. Nella NFL moderna le certezze sono merce rara, ed occorre tenere in considerazione l’ipotesi che tutto questo interesse nei confronti di Murray possa essere un tentativo di spingere qualche squadra disperata a fare follie per garantirsi la prima scelta assoluta.

7) Ora basta

L’ho adorato -nonostante la squadra in cui militava non fosse esattamente la mia preferita- per la sua incredibile produzione in campo e per la quasi fiabesca etica del lavoro, ma adesso Antonio Brown è andato veramente oltre ogni limite: capisco gli attacchi a Roethlisberger, capisco un po’ meno quelli a Tomlin e non capisco minimamente gli attacchi a JuJu, nuova vittima prediletta degli improvvisi attacchi di rabbia del nuovo numero 84 di Oakland.
Guardate questa incredibile serie di tweet, nella quale -come sempre ultimamente- dal nulla Brown ha attaccato l’ex compagno di reparto.

La legittima risposta di JuJu non si è fatta attendere

Antonio, perché stai facendo l’impossibile per essere odiato anche dal tuo più fedele sostenitore? Esclusivamente per questo caso mi rifarò alla più spregevole delle locuzioni usabili nel mondo sportivo: shut up and dribble.

8) Non tutto è da buttare

Le’Veon Bell è stato a lungo oggetto di critiche e dibattiti e molto probabilmente il suo nome verrà tirato in ballo ogni qualvolta un giocatore minaccerà lo “sciopero” di fronte ad un impasse sul rinnovo contrattuale: ciò non è chiaramente il più onorevole dei riconoscimenti, però ora grazie ad un tweet possiamo toglierlo a priori dalla categoria “cattivi compagni”.
Di cosa sto parlando? Di questo tweet nel quale vediamo uno screenshot della chat con James Conner, il suo sostituto agli Steelers.

Nient’altro da aggiungere: Antonio Brown, per favore prendi nota.

9) Un rinnovo scontato ma non troppo

Le squadre vincenti devono poter contare su un kicker perlomeno affidabile -immagino che i tifosi dei Bears abbiano qualcosa da dire a riguardo- ed i Patriots, la squadra Vincente con la “v” maiuscola, lo sanno: non mi sorprende dunque il rinnovo contrattuale dato a Stephen Gostkowski, kicker che per i prossimi due anni tenterà, piazzato dopo piazzato, di aiutare i Patriots a raggiungere altri Super Bowl. Sorprende, però, il fatto che New England abbia aspettato così tanto a mettere il tutto nero su bianco, poiché ad onor del vero negli ultimi tre anni Gostkowski ha concluso la regular season con una percentuale di realizzazione inferiore all’85% in ben due occasioni, mancando qualche extra point cruciale qua e là: senza un suo errore forse New England avrebbe avuto l’opportunità di rappresentare l’AFC al cinquantesimo Super Bowl, giocato e vinto dai Denver Broncos di Peyton Manning.

10) Nuggets!

I Philadelphia Eagles sono forse la squadra più interessata in assoluto ai talenti AAF: Philly ha infatti messo sotto contratto ben due ricevitori -l’ex Vikings Charles Johnson e Greg Ward- e l’intrigante quarterback Luis Perez. Pure gli ignavi Dolphins stanno banchettando sulla carcassa della fu Alliance of American Football e fra le molte firme spicca sicuramente quella dell’ex Packers Jayrone Elliott, pass rusher che ha messo a segno ben 7.5 sacks nella fugace esistenza della lega. Buonissima mossa dei Seahawks che si sono garantiti per il prossimo anno il defensive end Nate Orchard, ex Browns nonché stella della scorsa edizione di Hard Knocks; attenzione ai Patriots, che alla ricerca del successore -di nome- di Rob Gronkowski hanno firmato il talentuoso ma problematico Austin Seferian-Jenkins: classica mossa Patriots, pertanto potrebbe seriamente funzionare!

 

 

 

Categories
NFL

Eligibles, terza settimana: affari, storie e curiosità dalla free agency

Diventa dura portare avanti una rubrica nel momento in cui le notizie più ghiotte riguardano per la quasi totalità ritiri, ma arrivati a questo punto non ha assolutamente alcun senso fermarsi, in quanto gradualmente ogni roster sta assumendo una forma che verrà poi ridefinita al draft, l’evento che fra poco più di un mese ci darà il primo vero assaggio di NFL: pertanto, per non arrivare alla grande notte di fine aprile impreparati, vi conviene non perdervi nemmeno un episodio di Eligibles, anche se pensandoci con più lucidità, con una semplice scrollatina su Twitter potreste ricavare altrettante informazioni impiegandoci un centesimo del tempo che ci mettereste a leggere tali notizie in queste confuse righe.

1) Un ritiro sottovalutato

Mi piace passare del tempo su Wikipedia a spulciare fra le statistiche ed i riconoscimenti individuali di vari giocatori e questa settimana, dopo il ritiro di Jordy Nelson, una breve incursione sulla sua pagina era assolutamente d’obbligo: con sdegno ho notato che il numero 87 dei Packers è stato convocato ad un solo Pro Bowl, nel 2014, anno in cui ricevette per più di 1500 yards e dieci touchdown. In dieci stagioni Nelson è andato sopra quota mille yards in “sole” quattro occasioni, ma in questo sfavillante poker ha in media ricevuto per quasi 1350 yards e 12.5 touchdown: questi sono numeri da All-Pro, cari lettori.
Ciò che probabilmente ha reso possibile questo abominio è la consistenza del giocatore e la calma della persona in questione, poiché Nelson non è mai stato al centro di scandali, dispute contrattuali o comportamenti sopra le righe: Nelson era semplicemente un vero professionista che avrà modo di trovare il riconoscimento che merita all’interno di quella struttura Packers con la quale nel 2010 arrivò sul tetto del mondo.

2) Un altro ritiro eccellente

Sette convocazioni al Pro Bowl, nove volte inserito in un Team All-Pro e maglia da titolare nella squadra ideale dello scorso decennio: sto sicuramente parlando di un Hall of Famer, no?
No, sto parlando di Shane Lechler, senza ombra di dubbio il miglior punter della nostra generazione: dopo essere stato messo alla porta da Houston lo scorso agosto, Lechler ha pazientemente aspettato una chiamata, non arrivata, per tutta la scorsa stagione fino ad arrivare a convenire che fosse meglio appendere gli scarpini al chiodo.
Troverà un posto a Canton? Molto difficile, in quanto nella storia NFL l’unico punter ad indossare una giacca dorata è il leggendario Ray Guy, il cui palmares ad onor del vero è decisamente simile a quello del buon Shane: l’unica differenza, però, risiede nel numero di Super Bowl vinti, in quanto il tre a zero in favore di Guy ci fa intendere che molto probabilmente, quando arriverà il momento di discutere il suo caso per Canton, i vari votanti punteranno il dito contro tale mancanza. Agli occhi della nostra redazione, però, Lechler è sicuramente un Hall of Famer: magra consolazione, ma comunque consolazione!

https://www.instagram.com/p/Bvoi383n19x/

3) Prima o poi doveva succedere

Non che Jordan Howard non piacesse a Matt Nagy, anzi, è che proprio il suo modo di giocare non si adattava all’idea di football predicata dal Coach of the Year, che ha preferito affidare le chiavi del backfield al meno fisico ma decisamente più dinamico e duttile Tarik Cohen: le voci che ci raccontavano di Chicago alla disperata ricerca di un partner per finalizzare una trade più che annunciata si sono trasformate in realtà la scorsa settimana, quando Howard è stato spedito a Philadelphia in cambio di una scelta al sesto giro che però potrebbe trasformarsi in una al quinto a patto che succedano cose di cui francamente non sono a conoscenza. Howard si inserirà in uno dei backfield più popolosi dell’intera NFL -Smallwood, Clement, Sproles e Adams vorranno tutti la loro parte- con però una concreta possibilità di diventarne il leader viste le caratteristiche tecniche e lo schema di Philadelphia.

4) Iperattività

Non c’è che dire, gli Oakland Raiders si stanno indubbiamente rivelando essere fra i più grandi protagonisti di questa offseason e posso addirittura arrivare a dirvi che quest’anno Eligibles senza un punto dedicato ai Raiders non sarebbe Eligibles: apparentemente sempre con le mani in pasta, Mayock e Gruden zitti zitti si sono garantiti le prestazioni di due giocatori che al momento sembrano destinati ad una pressoché indiscussa maglia da titolare, ovverosia il runningback Isaiah Crowell ed il middle linebacker Brandon Marshall. Considerata l’incertezza attorno al futuro di Lynch, garantirsi un halfback in grado di gestire senza problemi carichi di lavoro fra le 15 e 20 portate ad allacciata rientra senza dubbio nella categoria “buon affare”, anche se personalmente sono più intrigato dall’acquisizione di Marshall, in quanto prima di tutto si sono garantiti un buonissimo linebacker che eccelle nella sempre più importante difesa sui lanci e, fatto non marginale, un veterano in grado di dare un po’ di stabilità ad un reparto ricolmo di incertezze e scommesse.

5) Pesce d’aprile?

Guardate cos’ha combinato Sean McVay a Kliff Kingsbury, nuovo allenatore di quegli Arizona Cardinals che incroceranno due volte a stagione i campioni in carica NFC: visto da tutti come “il nuovo McVay” -anche se ogni allenatore bianco sotto i quaranta viene definito così-, Kingsbury è stato vittima di questo scherzo da parte del “mentore”.

https://www.instagram.com/p/BvuF-A0g2vp/

Lascio decidere a voi se ciò faccia ridere o meno.

6) Pesce d’aprile parte due

Poteva l’MVP dell’Internet, Tom Brady, non partecipare alla festa creata per veri burloni come lui?
Non diciamo fesserie!

https://www.instagram.com/p/BvuI2nzAS8d/

Potevi simularla un po’ meglio però, caro Tom.

7) Un po’ di giustizia, finalmente

Per motivi sconosciuti ai più, C.J. Anderson prima non è stato rinnovato dai Rams e poi, ancora più assurdo, ha passato un mese senza praticamente ricevere telefonate o offerte: considerando il suo curriculum di tutto rispetto e la brillantezza mostrata lo scorso dicembre a Los Angeles, era impossibile trovare una spiegazione razionale al perché un giocatore del genere fosse ancora disoccupato.
Accortisi dell’opportunità, i Detroit Lions non ci hanno pensato due volte e lo hanno messo sotto contratto per il prossimo anno, anno in cui con ogni probabilità farà da gregario al promettente Kerryon Johnson, andando probabilmente a rubargli portate nei pressi della goal line: siamo appena ad aprile, non ha senso iniziare a ragionare in termini di fantasy football ora… vero?

8) È stato… bello?

Con una sana dose di dispiacere e con assolutamente la benché minima sorpresa, la AAF ha ufficialmente chiuso i battenti: considerando che tale rischio si era presentato già dopo il primo weekend di gioco, è quasi un miracolo che tale campionato sia riuscito a trascinarsi fino ad inizio aprile, o se volete vederla in senso contrario, fino a meno di un mese dalla finale. Non discuterò qua le motivazioni economiche e le cifre che hanno portato al patatrac, mi limiterò a fornire quella che credo essere la spiegazione più ovvia ed appropriata dietro tale fallimento: a nessuno interessa veder giocare una squadra condotta da un quarterback fuori dalla NFL da un paio di stagioni, protetto da una linea d’attacco assolutamente non in grado e circondato da skills player che ad ogni drop ci ricordano perché non siano riusciti a trovare spazio in National Football League.
Senza stelle ed appeal come si può vendere un prodotto del genere?

9) Huncho Game 2019

Come lo scorso anno, Quavo -membro dei fantastici Migos- ha organizzato per il proprio compleanno una partitella di football con amici, colleghi e superstar NFL varie: fra gli invitati troviamo Ric Flair, Saquon Barkley, Alvin Kamara, Von Miller, Julio Jones, Nosh Norman ed Eric Reid.

https://www.instagram.com/p/BvuQ6REhrdG/

An sì, c’era pure Colin Kaepernick: nemmeno noi ci dimentichiamo di lui.

10) Nuggets!

Duke Johnson, uno fra i migliori runningback sul terzo down della lega, ha chiesto al front office di Cleveland di essere ceduto a qualsiasi altra squadra abbia un posto per lui: con Hunt e Chubb probabilmente Johnson non avrebbe visto molto il campo. Interessante scambio fra Browns e Chiefs, che hanno finalizzato una trade che porterà Emmanuel Ogbah a Kansas City e Eric Murray a Cleveland, dove probabilmente avrà l’opportunità di contendersi una maglia da titolare visto il buco creatosi con la cessione di Peppers. Gli insaziabili Raiders hanno messo sotto contratto Luke Willson, ex Lions e Seahawks che molto probabilmente spenderà la maggior parte dei propri snaps a bloccare per il runningback di turno.